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Lelio Basso. In difesa della democrazia e della Costituzione. Scritti scelti, di Lelio Basso. Prefazione di Stefano Rodotà. Nota introduttiva di Piero Basso
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Lelio Basso
IN DIFESA DELLE DEMOCRAZIA E DELLA COSTITUZIONE
Scritti Scelti
Prefazione di Stefano Rodotà
Nota introduttiva di Piero Basso
Il testo raccoglie alcuni scritti di Lelio Basso, da alcuni discorsi parlamentari fino a testi teorici sui partiti politici e su Rosa Luxenburg, allo scopo di rendere conoscibile alle nuove generazioni un protagonista della nostra storia, nonché un “padre” costituente.
“Noi abbiamo una classe dirigente che ... tenta e spera di poter rimandare all’infinito i problemi, di non risolverli, magari ricorrendo alla violenza, alla repressione, di congelare la lotta di classe, di cancellarla dalla terra...
Credo che un vecchio episodio, che risale a ottant’anni fa, si possa citare ancor oggi come caratteristica della mentalità attuale dei nostri ceti dirigenti. Quando nacque il Partito socialista italiano, ottant’anni fa, quando cominciarono in Sicilia le prime agitazioni dei contadini (i fasci siciliani), quale fu la prima richiesta dei padroni terrieri, degli agrari siciliani, al governo di allora contro i contadini? Abolite le scuole elementari! Ecco, la mentalità aperta dei nostri ceti dirigenti e della nostra classe padronale era questa: abolite le scuole perché se vanno a scuola i contadini imparano a leggere; se imparano a leggere magari leggono i giornali sovversivi; se leggono i giornali sovversivi magari si accorgono che anch’essi sono degli uomini ed hanno dei diritti.
Certo, oggi non chiederanno più di abolire le scuole elementari, ma fanno il possibile per rendere la nostra scuola una scuola in cui non si impara, per rendere la nostra scuola una scuola infrequentabile, per rendere la nostra scuola una delle scuole più arretrate tra i paesi colti e civili d’Europa.
Questa fu la prima risposta al movimento operaio nascente... Fu un tentativo di impedire, di frenare la storia. Ma la storia continuò e con gli albori del nuovo secolo cominciò un’era nuova in Italia. Poi venne la guerra mondiale, venne, dopo la prima guerra mondiale, la resa dei conti, tornarono dalle trincee milioni di lavoratori che avevano sofferto per anni nel fango e nel fuoco e si erano sentiti promettere in cambio di queste sofferenze tutte le riforme sociali: la terra ai contadini, la fabbrica agli operai... Ancora una volta la classe dirigente italiana rispose con la reazione, rispose col fascismo, rispose con la dittatura, rispose con la violenza, rispose con la soppressione di ogni libertà. Non soppresse le scuole, ma soppresse la libertà di espressione e di pensiero, soppresse ogni forma di opposizione.
Passarono altri venticinque anni, ci fu la seconda guerra mondiale, ci fu la gloriosa avanzata del popolo italiano nella Resistenza, ci fu il tentativo, che realizzammo insieme, con larga parte della Democrazia cristiana, di tracciare nella Costituzione delle grandi linee, finalmente, di una società democratica, perché l’Italia non è stata mai un Paese democratico... Ma ecco questa volta l’involuzione della Democrazia cristiana. Non si ricorse più, per fortuna, a leggi eccezionali o tribunali speciali. Si fecero piangere tutte le madonne d’Italia per arrivare al 18 aprile, per arrivare alla crociata anticomunista, antisocialista e per affermare di nuovo la chiusura ad ogni possibilità del movimento operaio, delle forze del lavoro di inserirsi democraticamente, civilmente nel tessuto sociale e civile del nostro paese. Lo spirito della Costituzione fu soffocato. Ora questa situazione non è cambiata.”
Senato della Repubblica, seduta pomeridiana del 12 luglio 1972)
Collana il presente come storia, pp. 250, 15 Euro
Collana: Il presente come storia
ISBN: 88-8351-121-2
Formato: 21x16 cm
Pagine: 250
Prezzo: 15.00 €
Data pubblicazione: ottobre 2009
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