Aquì manda el pueblo! Chiapas: resistenza e autonomia dai caracoles zapatisti, di AA.VV.

   
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Il libro, che può contare sulla prefazione di Don Samuel Ruiz, si articola in quattro parti piene di contributi di autorevoli protagonisti e osservatori del “fenomeno zapatista”. L’economista Miguel Pikcard affronta i principali nodi economici che ruotano intorno al Chiapas e al Messico contemporaneo: gli indici macroeconomici che crescono, segno però della crescita servile alla politica economica degli Stati Uniti dopo la firma del Trattato di Libero Commercio del 1994; di contro la povertà e la disoccupazione che invece subiscono indigeni e contadini utili solo per lo sfruttamento della manodopera e delle risorse naturali. La scrittrice e giornalista Marta Duran, autrice del primo saggio uscito in Italia sul subcomandante Marcos edito da Feltrinelli nel 1996, ripercorre la cronistoria del conflitto, una storia fatta inizialmente di sangue e piombo, ma ben presto divenuta anche quella di uno dei più importanti movimenti popolari precursori del grande movimento contro la globalizzazione neoliberista.

Ma zapatismo è in primo luogo questione indigena, un tema rilevante per il Messico che è fatto ancora oggi di milioni di persone di etnia indigena, come spiega nel suo saggio lo scrittore Carlos Montemayor. Non a caso la principale richiesta degli zapatisti per deporre definitivamente le armi è l’approvazione della riforma costituzionale scaturita dagli accordi di San Andrés, che sembrava ad un passo dall’essere approvata nel 2001 dopo la “marcia del color della terra”, ma che fu clamorosamente tradita da tutte le forze del parlamento eletto nel 2000. L’avvocatessa Magdalena Gomez offre un testo completo e approfondito per capire a fondo il nodo centrale delle richieste zapatiste degli ultimi anni per arrivare ad una pace dignitosa. Uno dei più vicini collaboratori di Don Samuel Ruiz e figura storica del movimento per la pace, Miguel Alvarez Gandara, mette a fuoco lezioni e proposte per costruire una pace che parta dalla risoluzione delle cause profonde dell’insurrezione del 1994. Zapatismo è anche una proposta di valore mondiale per guardare al futuro in maniera diversa e il ricercatore Onesimo Hidalgo disegna il percorso di scambio e crescita “dal Chiapas al mondo e dal mondo al Chiapas”.

La terza parte affronta più da vicino la lotta degli zapatisti per costruire nel Chiapas una società diversa. La testimonianza diretta di una delle cinque giunte di Buon Governo, quella di Morelia, dà dei preziosi elementi, al pari di quella di Jorge Santiago che focalizza gli elementi fondamentali dell’economia solidale. Il contributo della Chiesa, di un certo modo di vedere la Chiesa, al percorso di coscientizzazione degli indigeni è narrato del testo di Pablo Romo, ex frate domenicano ed ex direttore del Centro Diritti Umani Frayba, nonché “primo fondatore” del nuovo gruppo Mani Tese di Lucca che avviò il suo lavoro di solidarietà verso le popolazioni indigene del Chiapas proprio dopo una testimonianza di Romo nel liceo scientifico A. Vallisneri di Lucca.

Un cammino, iniziato nel 1999, lungo sette anni che è protagonista della quarta parte in cui il gruppo Mani Tese di Lucca ripercorre le tappe di scambio avute con i villaggi e i municipi autonomi del Chiapas e i progetti a cui ha contribuito a cominciare da quelli sull’educazione autonoma e bilingue portati avanti nella scuola secondaria di Oventic degli Altos del Chiapas. I fondi raccolti dalla pubblicazione del libro sono destinati all’altro progetto che Mani tese appoggia da diversi anni  che consiste nella creazione del sistema di botteghe per il commercio giusto fra i municipi autonomi. Spazio anche al Dossier sui patti di solidarietà fra i Municipi Autonomi e gli enti locali italiani, esperienza che si è rafforzata negli anni, e alle altre realtà italiane di solidarietà con il Chiapas.

Le conclusioni sono affidate a Punto Rosso e a Mani Tese e non manca una ricca appendice, molto attuale, sull’autonomia dei caracoles e sul conflitto “zapatismo e sinistra” in Messico.

LE SEZIONI FOTOGRAFICHE

Le foto di Alfonso Santolero contenute nel libro “Chiapas aquì manda el pueblo” riescono ad illustrare il senso di un percorso. Fotografo professionista, già autore di una splendida mostra sui villaggi khmer della Cambogia, Santolero si immerge insieme al gruppo di Lucca nella realtà zapatista riuscendo a cogliere la dinamicità della costruzione dell’autonomia, a partire dai semplici gesti quali quelli di depositare una pietra della nascente casa di una delle Giunte di Buongoverno. Ma coglie anche gli aspetti contraddittori, spesso contenuti in una scena metropolitana, di un paese immenso come il Messico ancora capace di escludere dalla propria vita politica e culturale le proprie radici: gli indigeni. Sono loro i protagonisti delle foto di Santolero che accompagnano i testi del libro: fermi in ascolto durante il grande raduno di Oventic dell’agosto del 2003, o in movimento mentre viaggiano o lavorano. In tutte è colto il senso di dignità che caratterizza gli zapatisti, una delle radici profonde di una insurrezione che prosegue intatta negli obiettivi e negli ideali.


   

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