Letteralmente femminista, recensione a cura di Federica Tourn

   
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Contro lo stereotipo
Dalla necessaria lotta allo stereotipo prende le mosse il nuovo libro di Monica Lanfranco,
Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne:”La melassa della
banalità è un narcotico sociale potentissimo”, ricorda la femminista genovese,scrittrice e giornalista,
direttora del trimestrale Marea. Lo stereotipo che soffoca la donna dentro ruoli angusti, quasi non
avesse da scegliere che tra la bella e stupida statuina,la pupa del capo o il pezzo di carne da
macelleria sessuale; o l'ipocrisia che la spinge a procreare per poi insidiarle la libertà di una
maternità consapevole. O il teorema – ricordato nel saggio di Letizia Paolozzi e Alberto Leiss. La
paura degli uomini – che propaganda il conciliare famiglia e carriera come raggiunta pari
opportunità con gli uomini e invece sottrae tempo e risorse alla vita senza cambiare il modo
sostanzialmente maschile di pensare al lavoro. Monica Lanfranco riparte dall'oggi, dalle questioni
ancora aperte, dalle ferite della violenza sessuale e della prostituzione, dal relativismo culturale di
chi difende il velo come fosse solo un simbolo religioso e dimentica che è innanzitutto “un segnale
preciso e inequivocabile della visione sessista e patriarcale della tradizione fondamentalista
islamica”.Sente il bisogno di sottolineare il suo femminismo e l'importanza del lavoro politico delle
donne in un mondo dove l'autorevolezza femminile latita, sia nello spazio pubblico che in quello
privato. Sotto la sua lente, con un linguaggio diretto e semplice ma non per questo meno efficace,
passano l'amore che uccide e può trasformarsi in una prigione, la famiglia che continua questo
bagno di sangue (in Italia  oltre il 62 per cento degli omicidi avviene tra le mura domestiche),gli
uomini vecchi e nuovi nel loro rapporto con il corpo delle donne. Ecco,il corpo:involucro da
rivestire e abbellire per il piacere maschile,da manipolare,comprare e perfino usare – negli stupri
etnici oggi sanciti da una risoluzione Onu del 2008 – come arma contro il nemico. All'orizzonte del
suo discorso c'è il dialogo con le donne migranti e il timore che diventino “nemiche e antagoniste
del percorso di liberazione che il femminismo aveva costruito”.Bisogna insomma muoversi,e in
fretta:la pratica è quella della nonviolenza ,del radicale ripensamento del rapporto fra i sessi, perchè
tutto,secondo Lanfranco,parte da lì:”dal modo di concepirsi maschi e femmine e guardare all'altra/o
da sé”.Ancora una volta,il privato è politico:se riusciremo a cambiare sguardo e comportamento
nell'intimità della nostra vita personale,potremo anche minare il consenso alla guerra e finalmente
costruire società che rispettino i diritti umani.

                                                       Federica Tourn
(Recensione pubblicata su Legendaria numero di marzo 2010)


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